Si può sfruttare la crisi per crescere?

di Ermanno Gribaudo

Tamponare le esigenze di breve periodo e riprogrammare il medio-lungo rivedendo le strategie e cogliendo le opportunità

L’improvvisa e inattesa ondata del Coronavirus ha sollevato numerosi interrogativi sulla tenuta del sistema economico. Nel giro di pochi giorni, il mondo imprenditoriale si è trovato ad affrontare i pagamenti ordinari (dipendenti, imposte, fornitori, finanziatori) a fronte però di una riduzione o addirittura un azzeramento degli ordinativi e, conseguentemente, degli incassi.

Le PMI italiane oggi hanno un estremo bisogno dell’ossigeno tipico di ogni attività aziendale: la liquidità.

Secondo l’Osservatorio sul Working Capital realizzato da CRIBIS, società del gruppo CRIF specializzata nella business information, e Workinvoice, prima piattaforma digitale italiana di invoice-trading, alle imprese italiane servono 15 miliardi di euro di liquidità nei prossimi 3 mesi solo per la gestione del capitale circolante.

Ma dove e quando le aziende riusciranno a reperire le risorse finanziare necessarie per sopravvivere?

Come da tradizione, buona parte della liquidità potrà provenire dal sistema bancario. È necessario ricordarsi però che le istituzioni finanziarie non possono sopperire da sole alle esigenze di un’intera economia in difficoltà. La salute del settore bancario è strettamente correlata alla salute delle aziende che esso stesso finanzia.  I recenti fatti di cronaca infatti ci hanno insegnato che, qualora venisse meno la capacità di rimborso di un gran numero di debitori, l’intero indotto ne risentirebbe.

A supporto della liquidità aziendale e in affiancamento alla ordinaria attività bancaria è lo Stato a ricoprire un ruolo cruciale in fasi di crisi, adottando misure come esenzione o dilazione delle imposte, tutela economica per le mancate entrate, copertura normativa per i lavoratori, garanzie pubbliche a sostegno dei finanziamenti bancari. I numerosi decreti legge di recente emanazione sono un esempio lampante dell’intervento dello Stato attraverso strumenti anticiclici.

Nonostante l’elevato livello di debito pubblico il governo ha infatti intrapreso provvedimenti massicci a favore dell’economia, volti in larga parte ad aiutare le aziende italiane. Al momento tuttavia appare complesso e prematuro quantificare l’impatto che tali manovre avranno sull’economia reale e, in ogni caso, risulta difficile capire se le casse dello Stato saranno in grado di reggere.

Con un sistema bancario esposto ai rischi sopra citati e provvedimenti pubblici i cui effetti sono allo stato attuale di difficile valutazione, le imprese italiane si troverebbero dunque in una situazione in cui la liquidità potrà non essere sufficiente per l’intero sistema. Anche nel caso in cui le risorse fossero disponibili rimarrà comunque il problema di una loro tempestiva e corretta distribuzione. In un tale scenario, diventa essenziale per le imprese veicolare in maniera corretta gli scarsi capitali a disposizione verso quelle funzioni aziendali strategiche e indispensabili.

Nell’odierno contesto non basta più “navigare a vista” ma si rende necessario definire un chiaro ordine di priorità da rispettare per riuscire a contenere le principali voci di spesa che caratterizzano l’attività imprenditoriale: finanziarie, di struttura, del personale. L’esigenza diventa quindi la costruzione di strategie di breve periodo finalizzate alla continuità aziendale.

Il punto focale sta proprio nel concetto di continuità aziendale: una indistinta riduzione dei costi per garantire la sopravvivenza nel breve potrebbe arrecare seri danni in un’ottica di medio-lungo termine. Basti pensare ai numerosi esempi imprenditoriali dove una miope razionalizzazione dei costi a vantaggio di una redditività immediata ha portato ad una riduzione degli investimenti strategici e ad una perdita del vantaggio competitivo sul lungo periodo.

Ogni decisione deve dunque essere volta ad un’ottica sì prudenziale, ma che non comprometta la sopravvivenza dell’azienda nel prossimo futuro.

Ipotizzare diversi scenari e riprogrammare le strategie aziendali, anche attraverso azioni eccezionali, potrebbe essere la maggiore sfida a cui l’imprenditore verrà chiamato. Questo anche in considerazione di un probabile shock dell’offerta che investirà i mercati ad emergenza conclusa. Infatti, dopo questo iniziale shock di domanda, con i consumi forzatamente contratti, avremo probabilmente un più duraturo shock di offerta: la produzione ferma e la chiusura di alcune attività genererà scarsità di molti beni.

In un tale contesto potrà inserirsi chi ha avuto la forza di sopravvivere e al contempo pensare attentamente agli sviluppi futuri. La storia ci ha infatti insegnato che le migliori opportunità possono essere colte nei periodi di crisi.

L’attuale periodo di stagnazione può essere sfruttato per cogliere le occasioni che si presenteranno e per ripensare al proprio modello di business. Le aziende tessili che hanno deciso di convertire la propria attività in produzione di DPI sono l’esempio di questo cambio di strategia nel breve periodo. Le numerose Fintech nate dopo la crisi del 2008 sono invece l’esempio di come l’imprenditoria sia stata in grado di reagire, cogliendo le migliori opportunità concesse dal sistema economico.

Sfruttare questo particolare contesto per riconsiderare la propria catena del valore consentirà inoltre all’impresa di farsi trovare pronta nel momento in cui la crisi terminerà, evitando di rincorrere la ripresa e incorrere in errori. Valutare una differente allocazione del capitale umano, allinearsi al processo di digitalizzazione in atto, mutare le proprie metodologie di lavoro sono solo alcune delle azioni che l’imprenditore potrebbe intraprendere.

Dunque, attraverso una corretta gestione dei rischi oggi e una brillante pianificazione strategica per il futuro, le imprese si potrebbero mettere nelle condizioni migliori non solo per superare la situazione attuale ma anche per accrescere il proprio posizionamento competitivo.