Le misure previste per le imprese nel DEF

Via libera alla nuova dote del Fondo di garanzia per le Pmi tra le misure pmi. Ma nessun rifinanziamento immediato del Piano straordinario made in Italy e della “Nuova Sabatini”. Nessuna traccia, se non generica, di politiche per il Mezzogiorno. L’analisi del Pnr (Programma nazionale di riforma), che è parte del Def, e dei suoi allegati, aiuta a delineare la strategia per la crescita studiata dal governo, in attesa di conferme nelle norme della legge di bilancio.

Dall’allegato sulle autorizzazioni di spesa pluriennali (risorse del bilancio dello Stato, fuori dal computo della manovra annuale) si scopre che il ministero dello Sviluppo economico per il Fondo di garanzia Pmi “chiede” al Tesoro 1,1 miliardi per il 2019 e 1,6 miliardi per il 2020. Alla fine l’intervento, destinato a entrare nel decreto fiscale, potrebbe però essere decisamente più contenuto: si ipotizzano 800 milioni-1 miliardo per il biennio.

Nello stesso documento, si precisa che non ci sono richieste aggiuntive per il Piano straordinario made in Italy, la cui programmazione viene definita «in ritardo». Sembra un dietrofront, visto che a metà settembre la cabina di regia interministeriale sull’internazionalizzazione aveva condiviso l’esigenza di rifinanziare il piano con «130-150 milioni» per il 2019. Intanto, nei prossimi giorni, preannuncia il ministro dello Sviluppo Luigi Di Maio, sarà nominato il nuovo presidente dell’Agenzia Ice per il commercio estero. Nessuna richiesta anche per la “Nuova Sabatini” (finanziamenti agevolati per l’acquisto di macchinari). Per i tecnici dell’esecutivo, lo stanziamento in essere potrebbe bastare. Più pessimiste le associazioni di categoria che paventano il prosciugamento dei fondi.

Impresa 4.0 e la formazione
Il governo stima l’impatto sul Pil delle «misure espansive per la crescita e l’innovazione» in 0,7% nel 2019, 0,4% nel 2020 e 0,5% nel 2021. Nel pacchetto rientra il Fondo dei fondi per spingere il venture capital a investire nelle startup (ci sarà un Ddl collegato alla manovra). Oltre ovviamente al combinato disposto della mini-Ires per chi reinveste gli utili e di Impresa 4.0. Su quest’ultimo fronte, sebbene non citata nel documento, sembra certa la proroga dell’iper e del superammortamento. Qualche difficoltà in più sarebbe sorta invece sulla proroga del credito di imposta per la formazione in attività 4.0. La nuova misura è pronta ed avvantaggerebbe le Pmi, con un credito differenziato: 60% per le piccole imprese, 40% per le medie e 30% per le grandi. Più un voucher alle Pmi per assumere a tempo degli “innovation manager”. Ma ci sono ancora dubbi sia tecnici che di copertura.

Tratto da Il Sole24Ore